VIDEO – Spalletti: “Osimhen punto di forza! Demme il mio Pizarro. Koulibaly? Fosse per me resterebbe. Su Insigne, Lobotka, Malcuit e Gaetano…”

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Il neo tecnico azzurro, Luciano Spalletti, ha parlato nella conferenza stampa di apertura del ritiro di Dimaro.

Ha messo subito molta attenzione ai dettagli, quali sono le caratteristiche che vuole sempre vedere in campo? “Bisogna dare fiducia ai giocatori, portare un messaggio chiaro, creare un qualcosa stimolante per i giocatori ed in cui possano riconoscersi per allenarsi con piacere e motivarsi di continuo. Poi le caratteristiche dipendono anche dai giocatori, soprattutto nella trequarti avversari, con Osimhen le altre squadre ci faranno giocare nel traffico, lì dentro dovremo trovare soluzioni”.

Ha trovato ciò che si aspettava vedendo alcuni giocatori? Chi l’ha sorpreso positivamente? “Sensazioni in generale sono quelle per cui ho accettato, questa panchina è motivo d’orgoglio e responsabilità e bisogna andare a fare delle scelte, ma è ancora presto per tirare le somme, mancano molti campioni e quelli che ci sono hanno confermato le qualità che conosciamo tutti”.

Sul gesto di applaudire i tifosi all’ingresso in campo“E’ venuto naturale, bisogna ricordare che dobbiamo essere riconoscenti a chi ci supporta, soprattutto se vanno a spendere le sacre ferie per venire a starti vicino e motivarti, questo dobbiamo ricordarcelo, ma è venuto naturale salutare”.

Sul comportamento della nazionale dal punto di vista del gioco: “Non ha fatto sempre la stessa cosa, è stata completa, ma ha fatto tutte le scelte di squadra, di gruppo e quando ha dovuto mettersi anche nell’angolo perché l’avversario in quel momento picchiava più forte, ha scelto dove fargli tirare i colpi per poi ribaltare la situazione. Sono fondamentali i giocatori, ma Mancini ci ha messo del suo, complimenti. C’è un particolare: alcuni avevano già vinto nelle nazionali giovanili, se ti abitui ad un certo comportamento, aiuta a ripeterlo”.

Che ne pensa di Osimhen dopo averlo visto da vicino? ADL voleva un Napoli osimheniano, quest’anno lo sarà? “Sarà un punto di forza, ci andremo ad appoggiare a lui, è completo, oltre alle qualità del campione, a saper far gol, ci mette anche altro nella partita, la gara è un box che va riempito, lui ce le mette tutte, soprattutto il battersi per i compagni, diventa importante per il gruppo, se comincia lui è più facile andargli dietro, poi ha anche qualche punto dove deve migliorare e si va a stimolarlo e lavorarci e per questo andiamo a proporgli come oggi alcune cose e lui non fa una piega e dà disponibilità ed esegue, meglio di così…”. 

Spesso si dice Spalletti aziendalista, ci spiega il significato dal suo punto di vista? “E’ corretto. Io non vado a creare problemi dove lavoro, mi confronto sui temi da portare avanti insieme, e trovare insieme le soluzioni. Non devo creare debiti assurdi per rovinare la situazione, si prova ad ottimizzare il massimo senza a buttar via niente di quello che è possibile utilizzare. Non mi crea alcun fastidio, bisogna far così, ottimizzare e non disperdere o sperperare. Le mie origini dicono questo, vengo dalla campagnia, dal lavoro, non solo per uno schiaffo alla povertà ma anche per la situazione che si vive. Poi è chiaro che bisognerà fare una squadra forte, il presidente lo sa che c’è concorrenza con quelle 7 squadre fortissime, bisogna creare un gruppo di 23 giocatori forti con tutte le gare che ci sono in settimana perché alcune andranno per forza a chi gioca di meno e le competizioni si vincono e perdono per un gol, io uscii dalla champions con l’Inter 3 anni fa per un gol e poi entrai in champions all’ultima partita, anche quel punto fa la differenza”.

Il Napoli giocherà ed alternerà più moduli? “Deve essere così, anche per stimolare e piacere ai giocatori, creare sorprese, pure per gli avversari ed essere meno controllabili. Nel 4-2-3-1 si riesce a dare equilibri ad entrambe le fasi, il 4-3-3 è molto simile spostando il vertice in basso, ma in posseso bisogna fare qualcosa di più. L’Italia ma anche i migliori club europei ormai riescono a sfruttare tutta la lateralità del fronte offensivo e dentro i giocolieri si sostituiscono nei ruoli, il punto è proprio lì entrare e uscire dalla trequarti, non sostare sulla linea difensiva, andando 5 metri sopra o 2 sotto e viceversa, facendogli trovare un cliente e poi un altro”.

Che anima ha trovato in questo gruppo? E quale troverà in Insigne? “Ho trovato il Napoli che immaginavo, ma ne mancano tanti, i nazionali, degli infortunati, gente che ci fa comoda e impreziosisce il mio pensiero. Con Lorenzo ho parlato una volta per telefono e poi gli ho mandato un messaggio di complimenti, mi è sembrato il capitano che io immaginavo da fuori. Ora su questo bisogna starci attenti, voi volete trovare la magagna sul fatto del contratto: abbiamo di fronte il capitano del Napoli ed anche agli europei ci ha fatto vedere un contributo importante ed ADL che è un imprenditore e comunicatore, due persone forti, che avranno il tempo di guardarsi negli occhi ed andare al sodo. Non andiamo troppo a rimestarci troppo, quando tornerà si parleranno e sarà tutto più chiaro, non anticipiamo troppo”.

Per la Champions, in che modo può incidere lei ed in che ruoli serve il mercato? “Il lavoro incide sempre, sul campo bisogna creare le idee e dove vogliamo andare, l’obiettivo devi vederlo per andare dove vuoi andare. Mi rendo conto di alcune cose e poi questa squadra ha bisogno di ruoli doppi, quando giochi giovedì-domenica di continuo c’è il recupero e non possono dare il loro meglio e poi sostituire al meglio nel caso quelli forti, l’allenatore viene di conseguenza”. 

Il Napoli ha alternato i portieri, farà lo stesso anche lei o si può dire che Meret sarà il titolare? “Secondo me Ospina domattina ti telefona, io non voglio correre questo rischio e dico che ho due portieri, io alla Roma ho avuto Szcesczny e Alisson, poi si valuta, le insidie sono dietro l’angolo e capitano anche ai portieri. Servono due menti forti”.

Domanda sulla sede del ritiro: “Sarà difficile restare sempre concentrati di fronte a questa bellezza. E’ un posto di vacanza, si sta bene, quando si sta troppo bene ci sono divagazioni, ma è un gioco di parole, complimenti per l’organizzazione rispondendo a tutte le esigenze e richieste, io ci vengo per la seconda volta.  Si lavorerà al meglio per ottimizzare e farsi trovare pronti”.

Che lavoro chiede ai centrocampisti? Ha avuto risposte già da Gaetano, Lobotka, Elmas? “Devono seguire l’azione offensiva, aiutarli a pressare, chiedo tanti km perché sono quelli che portano a casa i numeri più importanti di corsa, di solito uno ne fa 11-12km, i centrocampisti sforano quasi sempre e poi devono essere sempre a disposizione della palla, il centrocampista è sempre on line, sempre connesso, è dentro il pallone, nell’aria dentro, non dietro, poi c’è chi ci riesce di più e meno. Demme è uno di quelli che ci riesce meglio, Elmas pure, hanno disponibilità alla corsa ed aiutare, si buttano sempre nella situazione mezza e mezza, come un po’ tutta la squadra. Lobotka mi fa piacere vederlo, lo guardammo anche noi dell’Inter sul mercato, Gaetano è un talentino, c’è ancora da valutare, lui dice di voler giocare da trequartista, ma guardandolo bene può anche stare 5 metri dietro e costruisce sotto mentre sopra c’è l’impatto fisico perché lui tecnicamente è delizioso”.

La predisposizione ad inserire giovanissimi? “Bisogna sempre tener conto degli elementi del settore giovanile in base agli obiettivi da raggiungere, quindi si cerca di tirare fuori un campione perché servono risultati importanti. Tutino è un giocatore forte, è un campioncino, ma ci sono anche altri e ci sono gli extra-campioni ed i super-campioni e sono valutazioni. Noi ad esempio vendemmo Alisson perché c’era Sczcesny, non perché non era del livello. Vale per Tutino, prima abbiamo parlato di Osimhen… poi c’è Petagna che ha fatto un percorso importante e merita di stare qui, ha fatto vedere quando il Napoli ha avuto bisogno, ne abbiamo diversi di centrocampisti di qualità e attaccanti. Se uno decide diversamente è perchè ci sono i super-forti”.

Sul quadrato a centrocampo al posto del cerchio di centrocampo: “In passato io le avrei cambiate le righe come conformazioni (ride, ndr), se ne parlava a Coverciano mi volevano lasciare a casa, ma c’è il quadrato perché per le partitine le righe sono un riferimento per difensori e portieri. Quando puntano la linea, senza riga non sai quando scappare e quando chiudere al tiro, la linea di metà campo lì diventa linea d’area di rigore. Ai difensori serve un riferimento quando attaccare la palla frontalmente”.

La prima impressione su Koulibaly e sulla coppia con Manolas: “E’ uno che tutti vorrebbero, è in primis un vice-capitano, ce ne sono diversi, pure Mertens credo e ne stanno nascendo tanti. Se fosse per me, lui resta a Napoli, lui è difficile da sostituire, è apprezzato da tutti i compagni, parla di continuo ed è perfetto, si fanno i complimenti per la serietà dell’uomo e del calciatore ed anche quando entra nello spogliatoio senza parlare tutti rispettano la sua presenza per ciò che ha dimostrato ed imposto. La coppia con Manolas ci permetterebbe di aggredire alto perché sono entrambi veloci e la palla alle spalle non la soffirebbero, lavorandoci su ma sono 2 elementi che ti permettono di fare tutto, giocare con la linea alta uomo su uomo, o dentro l’area e ti montano sopra con fisicità, due carrarmati. Bisogna migliorare sulla costruzione del gioco, se ti aspettano non puoi giocare sugli attaccanti ma entrare dentro e proporre, ma l’hanno già fatto in passato. Stamattina se n’è parlato e sono d’accordo su tutto”.

Sulla linea difensiva che ha funzionato solo con allenamenti maniacali, quasi vincendo il titolo, mentre in altre occasioni con meno allenamento non s’è qualificata. “Bisogna coinvolgere i giocatori nel progetto, devono sentirsi parte integrante, ci si allena da tutte le parti, ma la linea difensiva seppur allenata bene prende gol senza l’aiuto degli altri, se un attaccante ha 5 possibilità mentre il difensore ha un solo tempo per scappare o uscire”.

E’ il primo anno in cui allena con l’uscita dal basso in cui si può entrare in area di rigore. “Sì, ora è un po’ più facile e mi sembra pure giusta, l’azione va cominciata, un po’ dipende da noi, ma anche dagli altri perché si vengono ad aggredire si aprono più possibilità. La palla va trattata bene, più possiible bisognerà iniziare dal basso”

Sugli esterni. Come ha visto Malcuit? C’è Di Lorenzo, manca qualcosa? “Valutiamo anche Ghoulam, quello che sarà, pare che proceda bene altrimenti un terzino sinistro è necessario, diciamolo altrimenti sembra che non dico niente (ride, ndr). Con un motore come quello di Di Lorenzo va bene, con altri devi fare ragionamenti diversi. Malcuit attacca la bandierina, un po’ di fase difensiva è necessaria, Mario Rui lo conosciamo, ha esperienza, attraversa la tecnica prende le posizioni congeniali, se lo costringi a difendere di continuo va in difficoltà, ma se col piede che ha porta il duello nel possesso nostro allora fa faticare l’avversario e subisce meno”.

Sulle analogie al subentro all’Inter: “Arrivare tra le 4 è difficile per tutti, lottare per il vertice difficilissimo, è un lavoro da fare, ci sono squadre formate e allenatori importanti. Spero di andare avanti, indietro ci sono già stato e non voglio tornarci, poi il tempo dirà cosa riusciremo a fare”.

Sul dialogo con Giuntoli dopo l’allenamento, ha preso appunti per Emerson Palmieri? “Cristiano ma anche il presidente in un momento come questo mi facilitano il lavoro, averli qui per il confronto è importante, si prenderanno decisioni importanti per tutto il campionato. E’ un ds fortissimo”. Giuntoli aggiunge dalle poltroncine: “Parlavamo della cena (ride, ndr).

Squadra venuta meno spesso dal punto di vista caratteriale. “Sì, qualche volta, ma succede a tutti, è un aspetto importante che si va a toccare, mostrando anche delle immagini delle partite, non tutto è bianco o nero ma c’è molto grigio e sfumature, momenti, e lì ci sono menti più forti e più deboli e ci si conoscerà bene per poi fare un lavoro, in alcuni momenti serve anche supporto… la vità è fatta di tanti momenti difficili, pochi belli, bisogna ricordare che è il lavoro che abbiamo sempre sognato, ma è quello che distingue i campioni dai grandi campioni”.

Cosa ha detto a Demme? Sarà la sua chiave? Può diventare il Pizarro romanista? “Sì, lo è già, è uno che tratta bene palla, sa stare nel ruolo di regista, abbina il gioco corto a qualche lancio. Gli ho detto che in Inghilterra danno un premio a chi gira più la testa nelle partite, se lo fanno in Italia tu non lo vinci, deve guardare pure dove non vede, deve girare di più sui passaggi improvvisi perché lì dietro ci vanno a scardinare la linea difensiva”.

Ridurre i costi ed andare in Champions, lei ha le idee chiare per riuscirci? “Penso (ride, ndr), le cose non vanno proprio di pari passo, ma a volte ci sono obblighi finanziari di cui tenere conto, lo sbocco però per mettere a posto i conti è arrivare in Champions quindi bisogna tenere conto di tutto, il presidente lo sa”.

Il modulo andrà adattato ai giocatori o devono adeguarsi? “Va sposato e che i giocatori siano giusti, creando qualcosa per stimolarli. Ci siamo trovati forse, ci siamo cercati. E’ una cultura che viene da anni del Napoli”.

Dal mercato si aspetta profili giovani o esperti? Florenzi è nome che la stuzzica? “L’importante che siano forti, poi cambia poco giovani o meno, è il livello di qualità. A destra ne abbiamo due che ci fanno stare tranquilli, anche se Florenzi è un grande sotto ogni punto di vista”. 

 

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