Nel corso di Radio Goal su Kiss Kiss Napoli, il giornalista Carlo Alvino è stato interrogato sui numeri bassi al San Paolo: “Non studiamo psicologia, non possiamo capire la mente dei tifosi ma la mia lettura personale è che si sia sopita un po’ quella passione che ci ha contraddistinto. Almeno per le presenze allo stadio. Non è un peccato dirlo, anzi può diventare motivo di discussione per capirne i motivi. Io vengo da una generazione con la corsa all’abbonamento, era il motivo per cui si viveva a luglio. All’epoca non c’erano le tv, ora invece la fa da padrona. Ora sento tante giustificazione, ma tutto cade quando vediamo i gruppi organizzati che mantengono un tifo identitario e rappresentano lo zoccolo duro. Non se ne fregano di sediolini, pioggia, Icardi o De Laurentiis. Sono cadute diverse scuse, anche quello dello spezzatino perché l’abbonamento si può cedere a parenti e amici quest’anno. Oppure vincolarlo alla campagna acquisti… non ha mai fatto parte del tifo napoletano, sarebbe un juventinizzarsi. Si va allo stadio solo per vincere, non rappresenta noi”.

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